SS. Giovanni e Paolo Immobiliare S.p.A. - quarta parte - finale PDF  | Stampa |  E-mail
Lunedì 14 Maggio 2012 00:00

don Pier Emilio SalvadèSono parecchi coloro che , avendo conosciuto le persone coinvolte, comunque credono alla buona fede di don Giorgio Petrarcheni e di don Pier Emilio Salvadè. Queste persone ritengono che si sia trattato di un raggiro posto in essere per poter acquistare, come poi è avvenuto, l'area ex C.G.I. a prezzo di svendita . Gli acquirenti sono stati Genna e Ciofi. La cronaca si è occupata di loro per un processo attualmente in corso. La Procura della Repubblica li accusa di calunnia e di detenzione e uso di materiale pedo-pornografico, consistente in materiale fotografico asseritamente ritrovato e, sempre secondo la Procura, costruito per screditare l'allora presidente del Tennis Muggia. Non ci interessa questa vicenda, se ne occupa la giustizia. Gli atti del processo sono però utili per dirci chi è, o chi dice di essere, Michele Genna. Nella deposizione resa lo scorso 27 Marzo Genna si è innanzitutto autodefinito un fedele e solerte sostenitore del clero. “Porto la documentazione di 10 anni – afferma Genna durante il suo interrogatorio – messaggi, mail, che faccio per sostenere il clero. Ho tutte le mail dei vari colleghi, avvocati, che sono dell'Ente di Sostentamento del Clero, piuttosto che di Casa la Madre, piuttosto che della Stella del Mare, piuttosto che don Piergiorgio del Villaggio del fanciullo. Le cose che ...loro mi dicono di fare io, più o meno vado ad aiutare, a fare il passacarte portando le varie cose. ..Le cose che ho fatto per la Curia ..non ce n'è una che non ho fatto per filo e per segno. ...Ho duemila fax mandati e tutto

quanto...Io ho il mandato di Don Giorgio come responsabile economico della Parrocchia, c'è scritto, cioè, lo faccio..” Poi ha suffragato questo ruolo di devoto servitore elencando gli incarichi che ricopre attualmente quali “la gestione dell'Istituto Teresiano Casa di Nazareth , il Corpo del Salesiano, dove è il centro accoglienza. E la mensa della Caritas .” Genna infine non ha mancato di mettere in evidenza, nelle sue dichiarazioni, i suoi rapporti stretti e amichevoli con gli alti livelli della Curia triestina nelle persone di don Salvadè e don Muggia. A don Salvadè, per esempio, telefona per sapere cosa fare delle foto al centro del processo. Ed è don Salvadè, a suo dire, a chiedergli di occuparsi della vendita dell'ex C.G.I. (“allora io sono stato contattato da don Salvadè che mi ha chiesto di occuparmi...”) . E come si occupa Genna degli interessi della Parrocchia di Muggia? Lo dice lui stesso : La Parrocchia doveva vendere. L'unica persona che era interessata era il Ciofi...Allora io sono entrato nella compravendita del terreno di Muggia al 50 percento, ma io nella transazione non ho pagato un centesimo...L'intestazione è anche del 50% mia, ma serviva per la tutela della Curia. Perchè, se no, la Curia non avrebbe fatto la cessione”. Michele Genna cioè dice che personalmente non scuce nemmeno uno dei 250.000 euro pagati per acquistare l'ex CGI, pur divenendone proprietario al 50%. Paga tutto il suo socio Ciofi. , lui entra come “garante della Curia” . Pur non avendo pagato nulla per l'acquisto, Genna invece conferma che “ i 2.850.000 euro incassati sono stati divisi tra me e Ciofi”. Fermiamoci qui, ci basta . Genna, va sottolineato, parla da imputato, e quindi legittimato a mentire per difendersi. Però cita documenti che sa essere in mano alla Procura che glieli ha sequestrati, e frequentazioni e collaborazioni confermate oltre che dai documenti, dagli innumerevoli incarichi in essere. Le sue parole rendono meno oscuro perchè le cose sono andate in un certo modo. Ma soprattutto sono la soluzione della questione che unica ci interessa, il ritrovare i fondi che consentano alla comunità muggesana di vedere ultimati i lavori di ristrutturazione dell'oratorio Penso rimasti per ora a metà. Le dichiarazioni di Genna sono la nostra mappa del tesoro. Il perchè è presto detto. L'operazione immobiliare della Parrocchia muggesana rimane. Aver valutato necessario vendere e incassato 250.000 euro per una proprietà rivenduta pochi mesi dopo per 2.850.000 euro è stato gravissimo, sia stata la conseguenza di un doloroso errore di valutazione, come ritengono gli amici di Don Petrarcheni e don Salvadè , oppure l'ennesima dimostrazione della validità del principio di Peter (“ogni membro di un’organizzazione gerarchica scala la gerarchia finché raggiunge il suo massimo livello di incompetenza”), la credulità o qualcos'altro. Non ha grande importanza : importante è che si possa rimediare. Il compratore infatti non è qualcuno che ha aggirato una vecchina e, fatto l'affare con un'utile di 2 milioni e seicentomila euro esentasse (c'è anche questo dato) , si è eclissato e buonanotte suonatori. Il compratore Michele Genna continua a collaborare con il venditore, la Curia triestina. Ha in tasca perlomeno il 50% dell'utile, 1.300.000 euro. Non sono denari suoi. Sarebbe facile ricordare che, incaricato da don Salvadè di vendere, non ha trovato per anni un buon compratore., mentre, divenuto proprietario al 50% ci ha messo pochi mesi per trovarne uno che l'ha reso ricco. Oppure che la perizia allegata all'autorizzazione canonica è stata redatta su suo incarico. O molte altre cose. Non ci interessano. Siamo disposti persino a credere che il prezzo di vendita richiesto dalla Parrocchia fosse l'unico raggiungibile in quel momento, e che il prezzo di rivendita sia stato inaspettatamente alto anche per il signor Genna. Rimane il fatto che a quel punto un devoto servitore non può semplicemente dire “mi dispiace” e tenersi il malloppo. Nossignori. Anziché tenerselo avrebbe dovuto versarlo tutto alla Curia. Oltretutto Genna sa, e la Curia sa altrettanto bene, che l'oratorio di Muggia abbisogna di circa 700.000 euro per completare la ristrutturazione. Questa cifra è un quarto dell'utile ricavato dall'operazione, la metà dell'utile intascato da Genna. Possiamo accontentarci e chiamarla donazione, anche se non è un atto volontario, ma un atto dovuto.
Ci appelliamo pertanto alla Diocesi di Trieste, nella persona del Vicario Generale ed Economo don Pier Emilio Salvadè, affinchè non consenta ad un suo stretto collaboratore di portare a termine una operazione immobiliare su uno dei beni della Diocesi che, anche se condotta in buona fede, depauperi il bene collettivo.
Fine

P.S. Dipende dai parrocchiani, dai frequentatori dell'oratorio, dai cittadini tutti, determinare la forza della richiesta. Speriamo siate numerosi a inviare la Lettera Appello che trovate qui,  a mezzo posta o Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

Cerca