Le nostre proposte per il nuovo PIANO REGOLATORE GENERALE. L'occasione del cambiamento PDF  | Stampa |  E-mail
Domenica 10 Marzo 2013 15:33

Il nuovo Piano Regolatore Generale arriva in un contesto di grande cambiamento. Mille e più disagi sono molto diffusi e condivisi. Eppure, ai più pare ancora fuori luogo esprimerli ad alta voce. Figli di una lunga stagione in cui ogni dissenso e ogni proposta doveva passare attraverso la voce dei partiti, stentiamo ad accorgerci che i partiti di oggi sono intenti a tutt'altro.
Sopraffatti dalla complessità dei problemi, aspettiamo che qualcun altro se ne faccia carico, ma non vogliamo vedere che le vittime di questo rimando a “qualcun altro” siamo noi stessi, e troppo spesso ci chiudiamo in un imbarazzato silenzio.
Il nuovo Piano Regolatore Generale è l’occasione per ogni cittadino, da cogliere assolutamente, per

riappropriarsi  delle decisioni sul destino del proprio territorio . Il cambiamento deve essere prima di tutto mentale. Il Piano non è dei tecnici, non riguarda la sola rendita immobiliare attraverso gli indici di fabbricabilità, costruzioni, cemento.  Il nuovo Piano è lo strumento per far si che Muggia ci riempia l’animo. In gioco è la nostra felicità, la qualità del nostro vivere quotidiano.

Il contesto: il consumo del suolo e la villettizzazione delle colline.
A nessuno sfugge la situazione del nostro territorio, ben evidenziata dai seguenti spaventosi dati. In FVG tra il 1980 e il 2000 il suolo urbanizzato è aumentato di 6.000 ettari, il suolo agricolo ha perso 6.500 ettari Ogni giorno, in questi 20 anni, si sono urbanizzati 8.000 mq, una superficie pari a 3 piazze Unità d’Italia ogni settimana. La perdita di suolo a Muggia è stata persino più accentuata. La superficie del territorio di Muggia  è di 15 Km quadrati. Nel 1960 10 kmq (2/3 del territorio) era agricolo; oggi il terreno agricolo è ridotto a pochi ettari. Sempre nel 1960 c'erano 2721 abitazioni occupate nel territorio comunale; nel 1991 erano 5330, nel 2011 6356. Eppure da 50 anni gli abitanti sono sempre - con scarti minimi - poco sopra i 13.000 abitanti. A parità di abitanti cioè, abbiamo 3500 abitazioni in più e occupiamo il triplo del suolo che occupavamo nel '60.
A Muggia quindi, come e più di altrove, non ci siamo negati il peggio, quel tipo di urbanizzazione conosciuto come la città sparpagliata dove le statistiche dicono  vivere ¼ della popolazione italiana. 
La villettizzazione delle nostre colline si è mangiata tutto: paesaggio, bellezza, fruibilità del territorio, agricoltura. E, soprattutto,  il senso di appartenenza ad un luogo: avevamo un Centro, frazioni, località. Oggi è tutto un pout pourri. Gli effetti ambientali indotti dalla pianificazione territoriale  sviluppatasi fino ad oggi , sono di già insostenibili. I rapporti ambientali - la V.A.S.  in corso deve orientare verso la sostenibilità il processo di pianificazione – ci diranno che la sostenibilità ce la siamo già giocata.  Nel corso degli ultimi 50 anni. Piano piano, giorno dopo giorno.

Bellezza e armonia
Lo spazio in cui viviamo, a Muggia come  altrove , ha tre dimensioni. La prima è la memoria delle sedimentazioni storiche. Che è il 100% della bellezza di Muggia. Pensate cosa sarebbe Muggia senza l'edificato ante 1900/1920. Lo spazio sociale, carico di senso, è stato tutto realizzato più di cento anni fa. Poi - e siamo alla seconda dimensione, quella dei processi in atto - l'evoluzione in senso negativo della coscienza civile, la retorica dello sviluppo , la crescita economica, la creazione del mercato immobiliare, la rinuncia alla preminenza degli interessi generali sulle rivendicazioni particolari, la rinuncia alla bellezza e all'armonia in quanto valori non economici, ha degradato  l’intero territorio. Ed ha ferito e resa fragile l’intera comunità, privata della componente principale della sua identità, l’appartenenza ad un luogo riconosciuto e riconoscibile.

Progetto per il futuro
La terza dimensione del nostro spazio è, e deve essere, il progetto per il futuro. L'assenza di un progetto significherebbe disprezzo per le generazioni future. Progettare per le generazioni future significa avere una visione , e non avere fretta. Difficile persino da pensare in una società che vive ormai solo di presente. Ci abbiamo messo 50 anni per seriamente compromettere il nostro territorio, ce ne vorranno persino di più per rimediare. Forse pochi di noi lo vedranno . Però dobbiamo cominciare ora.

Scelte ineludibili
Le strade di fronte a noi sono obbligate. La prima è lo STOP  AL CONSUMO DEL TERRITORIO.  Bisogna fermare il consumo del suolo.  Analogamente a quanto indicato nelle Direttive al Piano, ma senza  tentennamenti e  vaghezze, è l'obiettivo primario, irrinunciabile, di questo PRG.
Comprendiamo che non è facile fermare il consumo del suolo: fragilità di bilancio comunale, opzioni clientelari, l'egoismo proprietario coniugato con  la retorica dello sviluppo. Ma la posta in gioco è altissima.

Degrado delle colline. Ci giochiamo la sicurezza.
Per la nostra fascia collinare non si tratta nemmeno più di salvaguardare il nostro paesaggio, che pure avrebbe dovuto esserci caro. Oggi ci giochiamo la sicurezza. L’impermeabilizzazione delle colline per edifici e strade;  la scomparsa dei muri a secco - che consentivano il deflusso delle acque meteoriche – sostituiti da muri perimetrali che irreggimentano e deviano l’acqua, hanno già messo in moto, ad ogni pioggia abbondante, effetti molto gravi. Non c’è strada (e spesso anche abitazione o pertinenza della stessa) ai piedi delle colline (da Punta Sottile  a Farnei) esente da fango e mota quando piove. Frane importanti hanno già interessato la Strada per Lazzaretto. Sono fenomeni molto preoccupanti. Al punto che è opportuno, quale misura di precauzione finalizzata a prevenire il possibile dissesto idreogeologico, introdurre una norma specifica di salvaguardia che impedisca in tutto il territorio collinare anche gli aumenti di volumetria previsti dal cosiddetto   “piano casa” regionale. Sono da attendersi molti risultati positivi da una scelta chiara e semplice come questa. Molti terreni marginali, oggi abbandonati in attesa di una futura e sempre possibile migliore edificabilità, torneranno ad essere quello che sono: aree agricole. Fermata la speculazione, con l’introduzione di opportune norme stimolanti il riuso (e penalizzanti l’abbandono), potrebbe essere posto termine al degrado da abbandono che caratterizza oggi buona parte del nostro territorio. Vanno inoltre riconnessi e restituiti alla fruibilità pubblica, anche con introduzioni di servitù di passaggio, i percorsi storici delle nostre colline. E non certo riconnessi i lotti interclusi con nuova edificazione : le aree, prima di essere rendita individuale, assolvono a funzioni di interesse generale. Sono paesaggio, bellezza, usufruibilità, produzione di cibo, sicurezza. Costituiscono cioè quel bene comune che ci appare unico obiettivo di un’amministrazione pubblica. Per quanto riguarda le colline infine non appare inutile perimetrare le località e frazioni, e cercare di disegnare una fascia verde tra loro e il centro, pur essendo già avvenuta la saldatura tra periferia e centro .

L’equivoco.
Dall'inizio degli anni '80 - variante 9 /'83 - a Muggia si parla di turismo, persino della nostra “vocazione turistica”. C'è una giustificazione a questo linguaggio poco veritiero. Nel giro di pochi anni, addirittura pochi mesi, all'inizio degli anni '80 cessarono le attività industriali che avevano fatto la Muggia operaia. Il Cantiere Alto Adriatico chiude nel 1982, la raffineria Aquila nel 1983.  Era necessario aprire una prospettiva per il futuro. Fu scelta l’opzione turistica. Il tipo di turismo pianificato fu quello delle grandi costruzioni alberghiere. Centinaia di migliaia di metri cubi che hanno contribuito, forse in maniera determinante ad accettare l'idea edificazione=sviluppo. Da una parte ne è venuta fuori la città sparpagliata di cui abbiamo parlato. Dall’altra abbiamo ereditato l'idea che il turismo nasce dall'uso infrastrutturale ed edificatorio del suolo.
E’ ora di spezzare il legame turismo/uso del suolo alimentato per 30 anni. Quel turismo è morto nel mondo.  Per nostra fortuna qui non è mai nato. Quella colata di cemento è sempre rimasta solo sulla carta. Perché conservarla? Possiamo preservare il territorio senza fermare il turismo possibile.

Il Parco di Punta Sottile.
La zona ovest del territorio comunale, quella del “mancato” decollo turistico, è l’unica a conservare una idea di spazio. Dopo 30 anni, di fronte a una pianificazione mai decollata, è evidente che bisogna cambiare strada. Il pericolo è che, di fronte ad un vuoto di proposta, anche l'unica zona rimasta sufficientemente non compromessa, entri nel circuito del cemento, magari mascherato da una proposta meno impattante. Li c’è l’ultimo prato, ci sono i boschi. Noi proponiamo di conservare la zona così com’è, tutelando collina e fronte mare attraverso la realizzazione di un parco comunale, il Parco di Punta Sottile. Anche il  contiguo territorio sloveno, da Ancarano a Punta Grossa a San Bartolomeo fino su a Barisoni, Chiampore, è un comprensorio molto verde. Ne consegue che il parco potrebbe essere transnazionale ,Parco di Punta Sottile  e di Punta Grossa, il che significherebbe poter concorrere all’utilizzo di appositi fondi UE,  importante fonte di finanziamento (oggi forse lunica) attivabile. Per quanto riguarda questa zona vanno inoltre ricordate le conclusioni dello studio sulla mobilità e viabilità dell’ing. Novarin - riportate nel paragrafo viabilità e traffico – che escludono la sopportabilità di nuovi flussi di traffico. Ciò rende tra l’altro incomprensibile la progettazione degli interramenti da San Rocco a Punta Olmi e dell’area Acquario attualmente in corso, con una previsione di più del 30% della superficie occupata da parcheggi per centinaia di posti macchina. Al solito nella P.A. la mano destra non sa cosa fa la sinistra.

Riqualificazione energetica degli edifici.
Il settore dell’edilizia abitativa soffre molto nell’attuale contingenza economica. In ogni caso, se e quando usciremo dalla crisi attuale, il lavoro nell’edilizia non dovrà essere quello della nuova edificazione. In Italia abbiamo 2 milioni di appartamenti vuoti. Il dato di Muggia non ci è fornito dalle analisi fatte (ed è molto grave questa carenza), ma anche qui lo sfitto è sicuramente molto elevato.  La richiesta di abitazioni, possibilmente a buon mercato, per i giovani e i meno abbienti, esiste ora come domani. Usare questa legittima aspettativa per costruire dove c’è sovrabbondanza di case e grave carenza di territorio è solo un’abusata furbizia. Il lavoro verrà dalla riqualificazione energetica degli edifici.  La diminuzione del fabbisogno energetico comunale è un’altra maniera per mettere in sicurezza il territorio, rendendolo meno dipendente dalle fonti esterne ad esso. Tutti gli interventi – siano essi ristrutturazione, manutenzione straordinaria, interventi in deroga “piano casa” – dovranno essere collegati al raggiungimento di un minimo di classe C su tutto l'edificio.

La città relazionale
Abbiamo messo a premessa di tutte le nostre considerazioni che obiettivo del nostro PRG è la qualità della vita, la felicità . Per essere felici abbiamo non solo bisogno di un luogo adeguato, ma anche di relazioni. Per essere felici abbiamo bisogno di camminare e stare in mezzo alla gente. Le nostre città hanno reso questa esistenza impossibile. L’espansione urbana da un lato, il traffico dall’altro, hanno creato il disagio relazionale urbano che colpisce tutti. L’auto soprattutto ha invaso gli spazi comuni urbani con un effetto disastroso di distruzione del tessuto sociale.  A Muggia, come altrove nei millenari comuni italiani, l’unico argine è stato il Centro storico, Ma non basta.

Viabilità e traffico
Lo studio sulla mobilità e viabilità dell’ing. Novarin (purtroppo praticamente sconosciuto) , e redatto proprio per supportare le scelte del nuovo PRG ci dice chiaramente dell’insostenibilità degli attuali flussi di traffico. Citiamo : ”Relativamente allo (sviluppo delle previsioni insediative nelle zone Olmi, Zindis, Porto San Rocco, San Bartolomeo, ecc.), occorre evidenziare che il forte incremento della dotazione insediativa a Ovest del Centro Storico senza modifica della rete infrastrutturale non è sostenibile ad un accettabile livello di servizio, di sicurezza stradale e di tutela ambientale dal solo sistema viario esistente, seppure modificato dall’istituzione del doppio senso di marcia nella galleria l.go Sauro-via Roma; in questo scenario infatti la strada costiera e la stessa via Roma fanno registrare flussi di traffico prossimi al limite di capacità delle arterie (es. via Roma è impegnata da un totale bidirezionale di 1.596 + 359 = 1.955 veicoli/ora nell’ora, mentre su via Garibaldi transitano un totale bidirezionale di 341 + 1142 = 1.483 veicoli/ora nell’ora di punta); l’impatto negativo su queste arterie è amplificato dal fatto che esse hanno peraltro rispettivamente carattere turistico (strada costiera) e carattere di viale centrale urbano (via Roma), entrambe con intenso traffico pedonale, frequenti attraversamenti pedonali e necessità di mitigazione della velocità onde ridurre il rischio di incidentalità stradale.” La questione, inutile girarci attorno, è l'accesso allo spazio pubblico, e la contesa è tra i pedoni e le automobili. L'unica soluzione al problema di conciliare mobilità è vivibilità urbana è il trasporto pubblico , la drastica limitazione delle automobili, la bicicletta.  Il nuovo PRG, quale strumento di programmazione della qualità della vita nel lungo periodo, non può non prevedere una rivisitazione profonda, questa si radicale, della viabilità (traffico,  zone a traffico limitato, sistema parcheggi).

Piano di Mobilità Urbana.
Basta vedere il nostro porto, il nostro possibile fiore all'occhiello, ridotto a parcheggio selvaggio, oppure Viale XXV Aprile e Via D'Annunzio, le strade delle scuole e delle residenze, transitabili solo dalle automobili, dove pedoni e biciclette rischiano la vita se si azzardano a percorrerle, per rendersi immediatamente conto che viviamo in una cittadina che concede tutto e solo alle automobili, e che ad oggi non sono maturate nella nostra comunità condizioni sociali, culturali e di conseguenza politiche per un qualsiasi cambiamento.
Il nuovo PRG, o meglio un Piano di Mobilità Urbana che deve essere varato assieme al PRG per dare completezza e comprensione ai contenuti del Piano, deve farci uscire da questo tunnel. A Muggia è possibile soddisfare le esigenze di mobilità e parcheggio dei residenti e contemporaneamente cancellare il sistema di parcheggio stradale diffuso? Noi pensiamo di si. La nostra proposta migliora la mobilità e la viabilità, e innalza di molto la qualità urbana.

Piano parcheggi.
Qualità del Centro Storico significa innanzitutto dire no al sistema di parcheggio stradale diffuso mediante la creazione di parcheggi per residenti ad accesso controllato  . Le aree ci sono. Sono otto - ex Cantiere Alto Adriatico , Via Battisti ex campi tennis, Caliterna interrato e in superficie, parcheggio di San Rocco, Viale XXV Aprile campetto calcio e Ex Enel, Vie Borgolauro, Salita alle Mura – e possono ospitare 864 posti macchina, 464 dei quali sono nuovi, 129 conseguenti al pieno utilizzo di Caliterna (un piano per i residenti), 155 già esistenti e 146 (Porto San Rocco) da convenzionare. Gli attuali posti auto stradali della Zona est, della Zona Centro e della Zona Porto sono 462. Così distribuiti: 175 nella Zona Est ( Vie Battisti, di S.Barbara, Frausin, Tonello, Caduti Libertà, Curiel, Foschiatti,P.P. De Luca, Matteotti), 188 della Zona Centro (Vie Roma, Mazzini, XXV Aprile dx, Forti dx, D'Annunzio sx, S.Giovanni,Signolo),e 99 della Zona Porto (Vie Garibaldi, Retrostante edificio GdF,Largo N. Sauro). Possiamo liberare tutte queste strade dall’attuale sosta lunga per residenti perché il soddisfacimento della domanda di posto auto dei residenti consentirà la contestale eliminazione dei 462 posti macchina che occupano attualmente. Spostarle tutte nei parcheggi custoditi in cui l’accesso avverrà attraverso l'uso di una scheda magnetica rilasciata ai residenti. Questo sistema parcheggi sarà integrato da parcheggi ad alta rotazione a pagamento. I parcheggi per residenti saranno collegati tra loro e alle zone di residenza con un bus navetta che partendo da CAA percorrerà in circuito Via Battisti, porto, Lungomare Venezia, San Rocco, Lungomare Venezia, Via Roma Viale XXV Aprile, Via Forti, Via D’Annunzio, Via Roma Via Battisti, CAA. Oppure dal parcheggio alla residenza ci si muoverà in bicicletta o a piedi visto che nessun parcheggio dista più di 600 mt dal centro.

Piano del traffico.
Nel centro urbano di Muggia deve essere riconsiderato il sistema di mobilità a favore della sicurezza e della diminuzione del traffico, con la creazione di una ampia area “Zona 30 Km/ora” e la creazione di nuove aree pedonalizzate, a cominciare dall'intera area del porto. Il  collegamento della Stazione degli autobus con la zona scolastico-sportiva sarà facilitato dalla creazione di nuove pensiline di sbarco in Via Tonello e la limitazione oraria del traffico di Via Signolo (interdetta nelle ore di entrata e uscita scuole. Dovrà essere istituito il senso unico di Via Battisti in direzione Muggia e di Via San Giovanni in direzione Trieste. Sarà così possibile ridurre la centralità dell’ uso dell’automobile nelle aree centrali e creare una serie di percorsi ciclopedonali oggi impossibili.
Da prevedere la chiusura al traffico del Mandracchio nel periodo di chiusura scuole ,dal 10 Giugno al 10 Settembre , il Venerdì, Sabato e Domenica, dalle 20.00 alle 24.00.

AZIONI VARIE
Nel nuovo regolamento edilizio:
-     Centro Storico : non solo consentire ma favorire la riqualificazione energetica.
-    Terreni agricoli : no deposito attrezzi ;
-      Confermare demolizione ex caserma GDF e palazzina adiacente Ente porto .
-    Confermare le volumetrie oggi realizzate per l'oratorio Penso (terreno di gioco, Cinema Roma, bar, centro servizi)

 

 

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